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Apri gli occhi una mattina come tutte le altre e mentre stai pensando a quello che devi fare in giornata e a quello che non farai, prendi lo smartphone ancora in carica e dai un’occhiata a Facebook, o a Instagram. E mentre stai scorrendo le solite cavolate, ti capita sotto gli occhi un post in cui c’è scritto che l’Avis di Rieti ha bisogno di sangue, che per donare ci sono orari appositi e numeri di telefono a cui rivolgersi. Ormai siamo abituati a riconoscere i segnali. E quello è il segnale chiaro e forte di un’altra catastrofe. Ti alzi, vai in cucina e tua madre sta stirando guardando l’ennesima diretta, l’ennesima edizione straordinaria. Non c’è bisogno di dire niente, ormai siamo abituati anche a questo, e quindi semplicemente ci prepariamo al flusso costante di notizie, al numero dei morti destinato a crescere e ogni volta a sperare che sia il definitivo, alle interviste (un po’ inutili, mi sia concesso) agli sfollati spauriti e in lacrime.

Succede qualcosa di tragico e anche io, come tutti gli animali social di questo dannato secolo, sento il bisogno di scrivere qualcosa, nell’illusione stupida che possa servire, in qualche modo. Mi sono imposta l’abitudine, però, di aspettare. Uno, due giorni, il tempo di cui ho bisogno per superare la prima ondata di dolore e vedere le cose con il minimo di lucidità richiesta quando si decide di ammorbare gli altri con i propri sproloqui. Quindi, eccomi qui a ripensare agli eventi che hanno cambiato un’altra volta il nostro mondo così come lo conoscevamo. 250 morti (per ora) pesano come un bollettino di guerra sulla storia di famiglia di questo tormentato Paese.

Però ancora non sono riuscita a farmi un’idea precisa di quello che è successo, e di cosa sta succedendo nel nostro animo di “congiunti” delle vittime, perchè facendo un giro sul web ci ho capito ben poco. Ecco cosa ho appreso: che in Italia paghiamo la casa agli immigrati, quindi adesso come minimo dobbiamo sfrattarli e rimandarli a casa loro. Perchè immagino che il primissimo problema di chi ad Amatrice, a Pescara del Tronto, ad Accumoli, ad Arquata, ha perso casa, famiglia, averi, progetti di vita, speranze per il futuro, sia esattamente quei famosi 30, 50, 60, 1000, 2000 (a seconda delle varie versioni della leggenda metropolitana) euro che quotidianamente tutti gli immigrati riscuotono come una mazzetta dall’Italia (personificata, me la immagino, con tanto di mantello tricolore). Immagino proprio che chi sta scavando a mani nude nelle macerie del proprie passato sgretolatosi davanti ai propri occhi stia pensando esclusivamente a questa Unione Europea che ci riempie di immigrati che ci rubano il lavoro. Quindi, quasi quasi, meno male che è cascato il mondo, due notti fa: abbiamo una scusa in più per non volere questi pericolosi immigrati e rispedirli da dove sono venuti, per rimandarli nelle loro case inesistenti, sgretolatesi sotto la forza distruttrice non di un terremoto, ma di una bomba.

Ho appreso che il Presidente del Consiglio è uno spendaccione perchè ad Amatrice ci è andato con l’elicottero. Che non ci doveva andare, perchè non è eletto e ha fatto riforme brutte. Ho appreso, quindi, che il fatto che paghiamo troppo troppi parlamentari, che alle televisioni hanno messo il bavaglio e che gli alieni stanno tramando per distruggere la terra è la nostra priorità anche mentre dobbiamo affrontare gli occhi spauriti di chi si è svegliato d’improvviso di notte mentre la vita gli veniva risucchiata sotto i piedi.

Ho appreso che dalla tastiera di un pc sono tutti potenziali direttori della Protezione Civile, nessuno ha momenti di esitazione, di smarrimento, di paura; nessuno si domanda come far fronte adesso alla tragedia perchè tutti sanno già che, a prescindere, quello che verrà fatto non andrà bene perchè si doveva fare diversamente.

Ho appreso che Dio ci punisce per le Unioni Civili mandando terremoti e calamità naturali random. Che probabilmente Dio è d’accordo con una lobby non meglio specificata che fa accadere tutto alle 3.30 (circa) di notte. Che esistono le “catastrofi naturali”, e che il fatto che nessuno dei luoghi colpiti fosse stato messo in sicurezza non ha la minima incidenza sul numero dei morti. Che in Italia, zona sismica da millenni, si costruiscono ospedali su una faglia ma non è importante verificare che siano antisismici, ma che l’unico vero problema sono gli immigrati e su questo non si discute.

Insomma, in definitiva, ho appreso che siamo un Paese che perirà sotto un cumulo di macerie un pezzo per volta, ma da questi politici corrotti e insensibili non si fa infinocchiare. E che se aspettiamo un altro po’ forse l’Isis rivendicherà anche questa strage e avremo tutti il cuore un po’ più leggero.

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